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Lavatoio di Piazzale Raineri (Parasio)

  • Lavatoio di piazzale Raineri- prospetto
  • Lavatoio di piazzale Raineri-pianta
  • Lavatoio di piazzale Raineri- planimetria
  • Lavatoio piazzale Raineri- proposta di modifica

Il lavatoio di piazza Raineri venne costruito a servizio del Parasio nel 1894, anno di arrivo in città dell'acquedotto Marsaglia,  contemporaneamente ad altri due per i quartieri della Marina e della Foce. Nel progetto originario era costituito da una vasca bipartita, risciacquo e lavaggio, con piano di lavoro in pietra e da una una copertura metallica, realizzata ad opera della ditta Ottavio Rovere. Agli inizi del 1900 venne però modificato per questioni igieniche e all'originario vascone si sostituirono 22 vasche più piccole e non comunicanti fra di loro. Negli anni '60, ormai in disuso e in avanzato stato di degrado, venne demolito per realizzare un parcheggio. 

Lavatoio di via Vecchie Carceri (Parasio)

  • Lavatoio di via vecchie carceri- pianta e planimetria
  • Lavatoio di via vecchie carceri- sezione trasversale

Intorno agli anni '20 la popolazione del borgo Parasio è cresciuta, così come la disponibilità d'acqua. Nasce quindi l'esigenza di creare un nuovo lavatoio pubblico per il rione. Esso verrà realizzato nel 1924, appena un anno dopo l'unificazione di Imperia. Era situato in un vicolo secondario che si diparte da via Vecchie Carceri e risultava costituito da dieci vaschette in cemento, dotate di copertura in lamiera che poggiava sul muro retrostante. Quindi un lavatoio realizzato secondo le regole della moderna igiene. Ormai in degrado qualche decennio fa venne abbattuto per fare posto a due panchine. Le foto del progetto, sopra riportate, rendono bene l'idea di come era fatto.

Lavatoio di via Scarincio (borgo Marina)

  • Lavatoio della Marina (prospetto)
  • Lavatoio della Marina (sezione)

Il borgo Marina era servito da un lavatoio collocato a poca distanza dalle spiagge e dal porto, su via Scarincio (fatto questo che creò non poche polemiche). Anche questo realizzato nel 1894, già nel 1909 però subì lavori di modifica atti a dividere la grossa vasca unica in 16 vaschette autonome dotate ognuna di prorpio rubinetto e scarico. La tettoria era metallica e poggiava su pilastri anch'essi metallici. Per forma, dimensioni e finiture eleganti ricorda molto i famosi trogoli di santa Brigida a Genova, restaurati dal comune nel 2009. Fortunata sorte che purtroppo non toccò ai lavatoi della Marina , giacchè nel 1960, ormai in abbandono, vennero demoliti per fare un parcheggio. 

Lavatoi di Borgo Foce e Cappuccini, Salita al Monte Calvario (fino al 1907)

  • Lavatoio di Borgo Foce- pianta
  • Lavatoio di Borgo Foce -prospetto

Come già accennato, nel 1894 vennero realizzati tre lavatoi a servizio dei rispettivi quartieri. Quello di borgo Foce era collocato in una curva all'inizio della salita che conduce all'affascinante santuario di Monte Calvario, dal quale si gode di un bellissimo panorama sulla città di Imperia. Molto simile a quello del borgo Marina, ebbe però vita breve, in quanto era necessaria l'alienazione del convento per l'arrivo di future monache. Infatti già tra gli anni 1906 e 1908 venne smantellato- tra infinite polemiche e discussioni sulla nuova collocazone- e ricostruito più a valle.

Lavatoi di Borgo Foce e Cappuccini, via del Ponte (dal 1907).

  • Lavatoio borgo Foce (1906-1966)- planimetria
  • Lavatoio borgo Foce- pianta e sezione
  • Lavatoio borgo Foce - sistemazione 1966
  • Lavatoio borgo Foce -sistemazione 1966
  • Lavatoio borgo Foce- progetto
  • Lavatoio di borgo Foce- vista attuale

In seguito alla demolizione del lavatoio in salita al monte Calvario, si accesero molte polemiche sul luogo più conveniente per la ricostruzione. Dopo lunghe discussioni si concluse di realizzare il nuovo lavatoio sulla riva destra del torrente, poco prima della passerella che collega il borgo Cappuccini a borgo Foce, addossato a una casa di proprietà privata. Si componeva di numerose vasche autonome (venne quindi già realizzato col nuovo criterio che garantiva maggiore igiene) dotate di piani di lavoro in pietra e coperte da una tettoia metallica con pali in ghisa. Negli anni '60 le necessità urbanistiche costrinsero a spostare per l'ennesima volta il lavatoio, questa volta di pochi metri, sulla riva sinistra del Caramagna, vicinissimo sempre alla passerella pedonale. Lo spostamento però determinò anche una notevole riduzione del numero di vasche, ormai di tipo prefabbricato e inserite in una moderna struttura in cemento con ampie vetrate per fare passare la luce. Negli anni '90, ormai abbandonato, il lavatoio divenne sede di un circolo sociale femminile, tuttora attivo sempre nella stessa sede. 

Lavatoio di via Sauli Teresa (Prino, demolito)

  • Lavatoio di via Sauli - Littardi (2008)
  • Lavatoio di via Sauli - Littardi (2018)

I primi progetti di un lavatoio in borgo Prino risalgono al 1953, anche se l'effettiva realizzazione avvenne probabilmente più tardi, negli anni '60. Il lavatoio si collocava al di sotto delle scuole elementari della borgata ed era composto da quattro vasche prefabbricate, coperte da una tettoia in calcestruzzo armato e alimentate da altrettanti rubinetti collegati al civico acquedotto. Adiacente al lavatoio una costruzione più piccola, sempre in calcestruzzo armato, conteneva due wc pubblici. Caratteristica peculiare di questo lavatoio è che sorgeva su terreno privato, il quale agli inizi del 2018 è tornato nella disponibilità dei proprietari che ne hanno disposto lo smantellamento e il riaccorpamento alla loro proprietà.

Lavatoio di via G. Ballestra (borgo Garbella)

  • Lavatoio di borgo Garbella- foto 1
  • Lavatoio di borgo Garbella- foto 2

Del vecchio lavatoio di borgo Garbella purtroppo rimane soltanto questo disegno contenuto nel libretto delle misure (il progetto completo non è stato possibile rinvenirlo in archivio comunale). Si collocava all'inizio di via Ballestra e probabilmente fu realizzato nel dopoguerra insieme al lavatoio di borgo Prino. Era costituito da quattro vasche in cemento, coperte da una tettoia anch'essa in cemento e non presentava alcuna finitura di pregio. Venne demolito per allargare la strada e oggi il suo posto è occupato da un'isola ecologica.

Lavatoio di via Cason della Guardia (fraz. Artallo)

  • Abbeveratoio per fraz. Artallo (1908)
  • Situazione attuale del lavatoio
  • Progetto di lavatoio per Artallo: protesta degli abitanti
  • Progetto di lavatoio per Artallo: sezione e pianta
  • Progetto di lavatoio per Artallo: planimetria

Nel 1869 il consiglio comunale di Porto Maurizio propone di portare l'acqua in città dalle due sorgenti di Fontanelle e Roggia situate nel terreno della borgata. Tuttavia il progetto si rivela fin troppo ardito, vista l'insufficienza delle fonti d'acqua per rifornire una città, anche se non molto grande, e così non ebbe alcun seguito.

Per trovare un progetto di fornitura d'acqua per le esigenze della frazione bisogna aspettare il cambio di secolo. L'idea di partenza, nel 1901-1903, è portare l'acqua dell'acquedotto Marsaglia fino ad un certo punto della strada per Artallo (Casa Garibaldi) dove la pressione era ancora sufficiente e rifornire il paese di un abbeveratoio e lavatoio da alimentarsi con l'acqua dei pozzi del Riolfo e del Ratto. Le rilevazioni effettuate nel 1900 stimano una portata giornaliera per queste sorgenti rispettivamente di 2,057 m³ e 1,123 m³. Nello stesso tempo iniziano anche i problemi: l'ufficiale sanitario analizza la qualità delle acque e le giudica in condizioni di non potabilità. Per non rinunciare al progetto allora si pensa di ricorrere alla sorgente di Siccardi Giuseppe fu Pio.

Il lavatoio sarebbe dovuto sorgere all'inizio del paese, in prossimità del Mulino Siccardi e non lontano dal primo torrentello che si incontra provenendo da Imperia. Nel progetto si concede anche qualche raffinatezza, pur in un quadro di grande semplicità, come ad esempio la copertura dei piani di lavoro in ardesia, mentre la tettoia sarebbe stata costruita in lamiera ondulata. Inoltre erano previsti anche due abbeveratoi per il bestiame.

Tuttavia le difficoltà tecniche non mancano: l'acqua che proviene dalle tubature del Marsaglia non è troppo abbondante e il dislivello tra Porto Maurizio verso Artallo è eccessivo e la pressione non basta. Lo stesso ingegnere comunale ricorda, in data 20 novembre 1898, come nel paese ci sia già una fonte pubblica, ad uso abbeveratoio, collocata sotto la piazza della Chiesa.

Queste difficoltà fanno sì che del progetto non se ne faccia nulla così che la popolazione per rifornirsi d'acqua deve continuare ad usufruire di sorgenti locali e di pozzi privati che il Comune nei periodi più critici prende in affitto. Inevitabili anche le lamentele dei legittimi proprietari per questi abusi che più volte chiedono all'Amministrazione indennizzi e risarcimenti per danni patiti dalle coltivazioni.

Ancora nel 1903 la situazione è la stessa e la qualità non sempre eccelsa delle acque, sottoposte a vari inquinamenti locali, causa delle episodiche esplosioni di tifo, come registra in quell'anno l'ufficiale sanitario. Nel 1907 arriva una svolta. La disponibilità di acqua è aumentata e si riesce a farla arrivare fino al paese. Viene così progettata una vasca con un ampio serbatoio, dotata di rubinetto per il prelevamento dell'acqua. Essa doveva ubicarsi in prossimità dell'abbeveratoio “sulla carrettabile ma valle dell'ultimo ponte; e cioè più verso la borgata Riva e a monte della strada”. La vasca viene costruita dalla ditta Lupi Angelo e viene consegnata il 3 aprile 1907 con l'acquisizione di un terreno di proprietà di Acquarone Leonardo da parte del comune per un prezzo fissato in 60£, resosi necessario durante i lavori di costruzione.

L'abbeveratoio sarà realizzato con delibera di Giunta del 8 novembre dello stesso anno, alla spesa di 300£, essendo riusciti a fare economia sul tubo di scarico.

Questa era un'opera veramente necessaria per la povera popolazione locale. Come apprendiamo del resto dal verbale della seduta:

“[...]trattandosi di una popolazione rurale che vive sulle proprie campagne e per la quale quel po' di bestiame che ha costituisce una vera ricchezza, la Giunta sente che è doveroso provvedere [...]”

Tuttavia, come sottolineano nella stessa riunione i consiglieri Saglietto e Massabò, sarebbe necessaria anche la costruzione di un pubblico lavatoio. Il Falciola interviene per ricordare che occorrerebbe cambiare sito se si vuole aggiungere un lavatoio e si potrà provvedere più avanti.

Sempre nel 1907 si ha la disdetta d'affitto dei pozzi del paese, con indennizzo concesso ai proprietari e così ripartiti:

• Dulbecco GioBatta: 10£

• Acquarone Francesco: 7,90£

• Siccardi GioBatta: 9£ (?)

• Riolfo Leonardo: 7,90£

A questo punto però le fonti non forniscono più informazioni, solo nel 1912 una deliberazione del Consiglio Comunale propone l'impianto di una nuova fontanella in borgata Artallo perchè bisognosa. Nonostante tutto l'acqua deve essere quindi mancata anche in tempi successivi.

Neppure l'Archivio Comunale ci illumina sui successivi eventi, nei faldoni relativi all'acquedotto si trova soltanto questo documento del 22 settembre 1938 (anno XVI) allegato sotto, relativo al ripristino di un lavatoio di proprietà comunale che è “da molto tempo privo d'acqua”. Tale struttura risulta situata in borgata Riva. Purtroppo in mancanza di altre informazioni non siamo in grado di dire quando è stato costruito e quando è scomparso.

Attualmente nella borgata è possibile vedere ancora un lavatoio privato, collocato sotto il ponticello che collega via Cason della Guardia al parcheggio. Composto da due vasche, alimentate tramite canaletto dal vicino rio, non presenta alcuna copertura ed è attualmente in abbandono. Che sia questo il lavatoio di cui parlava il segretario federale Filippi nella sua lettera indirizzata al commissario prefettizio della nuova città? Appena passato il ponticello di cui si è detto poco sopra si vedono invece i resti del lavatoio pubblico, costruito verosimilmente negli anni '50 e che è stato abbattuto per fare posto ad una misera e triste piazzetta con fontanella e panchina.

Pozzo di via Massabovi, fraz. Massabovi

Situazione ugualmente difficile anche nella piccola borgata collocata su una collina baciata dal sole poco prima di Caramagna. La situazione dell'acqua non era rosea: secondo quanto riferiscono le fonti d'archivio l'unica sorgente buona era il pozzo privato situato nel terreno di Massabò Battistina e a quello gli abitanti dovevano fare riferimento per tutti gli usi domestici (vedi pagina Altri elementi).
Inoltre la notevole pendenza della salita che dalla strada di Caramagna giunge al paese rendeva molto difficoltoso qualsiasi progetto di portare qui l'acqua del Marsaglia.
Tuttavia l'amministrazione fa dei tentativi affinché anche i pochi abitanti della zona abbiano la loro fontanella, anche a seguito di una petizione degli abitanti firmata in data 27 luglio 1909. Con le delibere del 18 agosto 1909 e quella successiva del 21 gennaio 1910 si decide quindi il prolungamento della conduttura d'acqua passante sotto la strada di Caramagna fino alla massima altezza possibile. Secondo la relazione dell'ingegnere comunale la quantità d'acqua massima si aggirava sui 4 m³ giornalieri, tuttavia la possibilità di cessioni d'acqua ai privati in zona Caramagna poteva far calare la quota sui 1000 litri giornalieri.
Il progetto prevedeva la realizzazione di una vasca di raccolta dell'acqua nel terreno di Sebastiano Massabò che doveva essere dotata di un rubinetto allo scopo di permettere agli abitanti di attingere acqua in modo comodo. Per quanto riguarda le caratteristiche, essa avrebbe dovuto contenere circa 1500 l ed avere una altezza di circa 1,50, mentre la lunghezza era stimata in 1,12 m. Inoltre doveva essere chiusa con una spranga di ferro per proteggerla. Gravi tuttavia erano gli inconvenienti che presentava: essa era situata a circa 200 m di distanza dal paese e, cosa ancora peggiore, ad un livello di 40 m inferiore, cioè nel punto massimo dove si poteva far arrivare l'acqua dell'acquedotto Marsaglia.
La relazione dell'ingegnere comunale redatta poco tempo dopo l'esecuzione dell'opera, parla esplicitamente di una costruzione che serve bene allo scopo per cui è stata concepita e che ha ridotto le difficoltà della popolazione nel prelievo d'acqua ad uso domestico.
Tuttavia se il Commissario prefettizio all'alba dell'unificazione di Imperia, avvenuta nel 1923, doveva ancora affittare il pozzo dalla signora Massabò per porre un freno alle difficoltà dei locali a rifornirsi in acqua, non ci sembra di poter affermare che quest'opera abbia risolto del tutto i problemi.
Fonti orali (anche se ormai per racconto sentito) hanno peraltro confermato l'uso del pozzo per rifornirsi d'acqua ricordando altresì il graduale abbandono della frazione negli anni '60-'70 del 1900 che ha avuto termine solo negli ultimi anni con il restauro di alcune case del borgo.