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Sant'Agata

  • Fontana di Sant'Agata
  • Acquedotto per Sant'Agata (fonte: Archivio Comunale)

La fontana storica del paese si trova sotto al sagrato della chiesa parrocchiale ed ha una storia abbastanza lunga. Il 12 Agosto 1869 venne presentato un progetto di fontana che, sfruttando la cessione gratuita da parte di  Antonio Sasso di un pozzo, avrebbe dovuto rifornire il paese mediante una condotta lunga circa duecento metri e con un dislivello di 60 m.
Non si hanno notizie circa la sua realizzazione se non un documento comunale nel quale il giorno 11/10/1874 si nomina il collaudatore per la verifica dell’opera.

Agli inizi del 1900 si decide di dotare le frazioni di Sant'Agata e Borgo d'Oneglia di un acquedotto. L’opera prevedeva la captazione della sorgente Tovo per Borgo d’Oneglia e Campi per S. Agata, in seguito alla dichiarazione di pubblica utilità del 2 maggio 1907 ufficializzata da re Vittorio Emanuele III.
La ditta appaltatrice era  l’impresa dell’ ing. Ghiglione di Oneglia, del quale si trova un buon carteggio col comune di Borgo Sant’Agata.
L'opera venne alla fine realizzata e tutt'ora possiamo ammirare la storica fontana anche se ormai è collegata all'acquedotto civico gestito dall'AMAT.
Nello spazio retrostante alla fontana c'era in passato una vasca per l'accumulo dell'acqua e la sua presenza poteva essere apprezzata mediante una finestrella oggi murata.

Dopo l'unificazione di Imperia, a metà 1900, però la situazione si aggrava: la sorgente si prosciuga così che il vecchio acquedotto riesce a fornire una quantità di soli 4 m³ di acqua giornalieri, rendendo necessario il trasporto di acqua tramite autobotti.
La relazione dell'ingegnere, sotto riportata, propone il sollevamento dell'acqua dall'acquedotto di Lucinasco che già raggiunge la frazione Borgo d'Oneglia.

 

Lavatoio antico sottostante via Pellico

Diversa  è la fornitura di acqua dei due lavatoi che si sono succeduti nell’utilizzo da parte delle lavandaie locali. L'antica vasca riportata nella foto soprastante era usata negli anni ’30/’40  ed era alimentata da un ruscello che scorre a pochi passi.  Un arco in pietra poteva offrire un parziale riparo. Oggi è inserita in un orto privato.

Lavatoio di via S. Pellico

Il lavatoio moderno, degli anni '60, realizzato interamente in calcestruzzo, ricalca fedelmente quello di Caramagna Baccan (vedi pagina Caramagna). Si compone di vasche alternate ad uso risciacquo-lavaggio (con le prime senza piano di lavoro) la cui alimentazione proveniva dall'acquedotto civico, anche se oggi i rubinetti sono stati chiusi. Il lavatoio è ancora esistente, però in condizioni di forte degrado. L'intonaco è spaccato in molteplici punti e numerose crepe aggravano la situazione sempre di più, tanto che se non si avranno rapidi interventi la struttura è destinata a sparire rapidamente.