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Un po' di storia

  • Schema acquedotto-Fonte: Archivio comunale
  • Acquedotto: www.fondazioneamga.org/public/Bellosta20nov.pdf

La ricostruzione della storia dei lavatoi nella nostra città non può essere slegata da una, seppur sommaria, analisi del contesto dell'approvvigionamento idrico per i vari usi domestici. In generale si può affermare che la situazione non era buona: pozzi e locali sorgenti erano la fonte principale per i residenti. Solo con la metà/fine del 1800 si cominciano a progettare e realizzare anche nei paesi più piccoli (se pur tra mille difficoltà varie, anche benché non solo economiche) acquedotti, fontane e lavatoi.

Per quanto riguarda Oneglia abbiamo una ampia documentazione grazie allo studioso locale Narciso Drago (N. Drago, “Documenti di vita onegliese : (1800 - 1923) “, Grafiche Amadeo, Imperia, 1991).

All'indomani dell'Unità d'Italia apprendiamo che non vi sono fontane: la popolazione fa riferimento totalmente ai pozzi disseminati nel tessuto urbano. Un elenco del 1869 ci informa delle loro localizzazioni precise: Piazza dell'Olmo, vico chiuso Maria Cristina, Via Alfieri, Piazza Dante, Via dello Statuto, via Belgrano, parte bassa di Piazza Calvi, Vico Costanzo, Pozzo del “Molle”, Piazza Doria. Altri privati erano presenti nelle campagne. Naturalmente le condizioni di tali pozzi non erano buone, specialmente quelli più prossimi al mare, essendo soggetti alle mareggiate (era rilevata la presenza di cloruro di sodio) e a guasti delle fognature che ne rendevano l'acqua cattiva.

Nel 1881 arriva una prima proposta di acquedotto comune tra Oneglia e Porto, ma la posizione attendista del primo fa naufragare il progetto.

Pochi anni dopo, è il 1884, la situazione dei pozzi e la persistente penuria d'acqua fanno emergere la volontà di costruire l'acquedotto in comune. All'ing. Bosco vengono affidati i lavori per captare l'acqua dalle sorgenti Binella e Vallone d'Inferno, nel territorio di Rezzo. La concessione governativa arriva (5 giugno 1897), ma nello stesso tempo a Porto Maurizio il progetto Vanni sembra più promettente per il gettito d'acqua anche se comporta un aggravio di spese. Un successivo tentativo di rivolgersi al cav. Marsaglia di Sanremo si rivela infruttuoso.

Solo nel 1896 la giunta comunale, prima di cadere, si interessa alle sorgenti di Lucinasco. Tuttavia l'arrivo del commissario prefettizio Malaguzzi rileva una situazione difficile: la ditta si è impegnata, ma non è ancora arrivata la dichiarazione di pubblica utilità, per cui non si può procedere con gli espropri e inoltre l'opinione pubblica è divisa, con molti che ritengono la quantità prelevabile insufficiente e insalubre. Nonostante tutto i lavori partono e giungono a compimento: ai primi del 1900 però scarseggia di nuovo l'acqua e occorre scavare un pozzo artesiano nel giardino antistante il palazzo comunale per ottenerne una quantità sufficiente.

Occorre poi ricordare un tentativo ai primi del 1900 con la costituzione di un consorzio Cuneo-Alessandria per prelevare le acque del Tanaro, da destinare per l'irrigazione e per la progettata (e mai realizzata) ferrovia Garessio-Imperia. La deputazione di Porto Maurizio con la provincia avrebbe dovuto ottenere il 30% delle acque rimanenti, ma la mancanza della maggioranza legale in consiglio e la forte opposizione dei piemontesi fecero sì che del progetto non se ne facesse più nulla.

A Porto Maurizio la situazione prima della costruzione dell'acquedotto non era molto migliore. La popolazione per i bisogni più comuni si servivano di pozzi, collocati però nelle zone periferiche e più basse (Foce, Marina) lasciando in questo modo scoperto il Parasio. Due pozzi in particolare emergono dalle carte dell'archivio di Stato come i più frequentati: il pozzo Durand in zona Cappuccini e il pozzo dei Fanò in via Caboto alla Marina. Entrambi dunque erano pozzi privati affittati per uso pubblico, non senza contenziosi abbastanza frequenti con i legittimi proprietari. Progetti di prelevamento dell'acqua potabile dalle misere sorgenti di Artallo verso il Parasio risalgono agli anni '60 del 1800. Tuttavia tali progetti non ebbero alcun seguito, evidentemente ci si rese conto della scarsità d'acqua della zona. Le travagliate vicende che accompagnarono e ritardarono l'arrivo dell'acqua potabile ad Artallo e soprattutto a Massabovi stanno oggi a ricordarcelo!

La storia dell'acquedotto è invece più strettamente connessa con quella di Sanremo. Tutto inizia nel 1883 quando il cav. Giovanni Marsaglia decide di dotare la città di un nuovo acquedotto data la manifesta insufficienza di quello vecchio, realizzato nei primi anni '30 per opera del sindaco Siro Andrea Carli. Il contratto venne stipulato il 12 giugno 1883 e le opere da realizzarsi vennero tutte dichiarate di pubblica utilità. Ciò consentì una rapida liquidazione dei lavori, ultimati nel 1884 e inaugurati ufficialmente il 12 marzo 1885. La captazione dell'acqua avveniva dalle Fontane di Argallo e dal torrente Oxentina nei pressi di Vignai, nel comune di Baiardo (Per vedere le fonti utilizzate e ottenere maggiori informazioni, cliccare qui).

Nel 1893 anche a Porto Maurizio si sente la necessità di costruire un acquedotto. Il Cav. Marsaglia dunque, in forza del contratto stipulato col Comune di Sanremo (in data 11 settembre), decide di rifornire d'acqua il bisognoso villaggio dotandolo di una fornitura di 750 m³ di acqua provenienti dalle sorgenti di Argallo (nell'ex comune di Bussana, oggi incorporato a Sanremo).

Il comune di Sanremo riconoscerà il contratto in data 18 aprile 1899.

Queste acque alimenteranno la città per lungo tempo, compresi pure i lavatoi pubblici. I fatti successivi nella città dei Fiori mutano il quadro generale. Infatti la popolazione sanremese lamenta la volontà dell'azienda di vendere l'acqua di irrigazione (con previsione di 0,10£ al m³) ai prezzi previsti per l'acqua potabile. Citata in giudizio, l'azienda sostiene che il consumo d'acqua del comune di Sanremo è maggiore del previsto, inoltre il cav. Marsaglia vuole aumentare di ulteriori 250 m³ la dotazione per Porto Maurizio.

Qui infatti, intorno al 1903, inizia la discussione sulla municipalizzazione dell'impianto di acqua potabile del comune di Porto Maurizio. In una città in fase di crescita, anche dal punto di vista industriale, oltre che quello agricolo, una dotazione come quella concessa nel 1893 risulta inadeguata.

Nel 1903 la Giunta si riunisce per iniziare a discutere della questione sotto tutti i punti di vista. L'Amministrazione fa un po' di conti: in base al contratto originario la concessione avrebbe avuto una durata di 90 anni, al termine dei quali la proprietà sarebbe passata al Comune. Inoltre i 750 m³ risultano così ripartiti: 500 m³ destinati ai privati, mentre i restanti 250 erano destinati agli usi pubblici. Tuttavia questa frazione era insufficiente, in quanto il solo uso pubblico raggiungeva allora i 400 m³ come minimo.

Questi erano i consumi stimati in base alla tabelle degli ingegneri:

• Lavatoi: 180 m³

• Fontanelle: 100 m³

• Innaffiamento: 80 ³

• Orinatoi: 15 m³

• Ammazzatoio: 15 m³

Il totale raggiunge i 390 m³, tuttavia considerando che le borgate Artallo e Massabovi risultavano ancora prive di acqua potabile e che molti orinatoi, eccetto i due principali, erano senza collegamento all'acquedotto, la quota di 400 m³ era facilmente sforata. Inoltre se si superava la quota fissata il Comune avrebbe dovuto acquistare l'acqua in eccesso (per un massimo di 50 m³) come un privato qualsiasi. Anche le forniture ai privati inizialmente non raggiungono il canone stimato di 20.000£ annue, costringendo il Comune a pagare la differenza.

Contemporaneamente anche l'amministrazione sanremese del Mombello arriva alla decisione di municipalizzare la gestione dell'acqua potabile. Il contratto, tra l'Amministrazione e il cav. Marsaglia, viene stipulato il 25 giugno 1907, si accende inoltre un mutuo da 2.025.000£ da restituire in 35 annualità al saggio di interesse del 4%. Nel contratto poi è inserita la clausola di aumento della dotazione dell'acqua a favore di Porto Maurizio che viene portata a 1000 m³ giornalieri, confermando così l'accordo firmato il 2 novembre precedente con l'Amministrazione portorina retta dal Cav. Filippo Airenti, la quale sempre nel 1906 era giunta alla tanto sospirata municipalizzazione.

Con essa si stabilisce inoltre la comproprietà del Comune di Porto Maurizio di tutte le sorgenti poste sul lato destro del torrente Oxentina, vale a dire quelle ubicate vicino a Vignai nel comune di Baiardo.

Tuttavia la questione acqua potabile è ben lungi dall'essere risolta, tanto che parecchi anni più tardi, nel 1921, ci si lamenta ancora della sua mancanza, che neppure la supplenza dell'acquedotto Val Prino (creato per Poggi, Caramagna, Piani e Civezza) riesce a colmare.

Viene quindi redatto un progetto per lo scavo di un pozzo artesiano dal torrente Impero, redatto tuttavia in maniera frettolosa, tanto che il Prefetto osserva la mancanza di adeguati studi geologici e di analisi della qualità dell'acqua.

Questi acquedotti, che alimentavano tutte le fontane e i lavatoi pubblici della zona urbana hanno a lungo servito la città e in qualche caso la servono ancora. E' il caso dell'acquedotto di Lucinasco per esempio: la tubazione, di acciaio, è lunga circa 47 km con un diametro variabile dai 400 ai 100 mm. La portata media è di circa 4.000 metri cubi / giorno (max 7.000. minima 1.700). Maggiori informazioni al riguardo si possono trovare a questo indirizzo . 

La situazione muta profondamente nel secondo dopoguerra, con la ricostruzione prima e l'arrivo dei cosiddetti “trenta gloriosi”. La città cresce e muta profondamente anche il bisogno idrico della popolazione. L'acqua arriva, gradualmente ma in modo inesorabile, in tutte le abitazioni e la lavatrice sostituirà gli obsoleti lavatoi pubblici, decretandone la fine.

Tra gli anni 60, '70 e anche negli '80 si concretizzano nuovi progetti: dopo le interminabili discussioni con rinvii continui di fine XIX secolo, tra il 1968 e il 1971 entra in funzione l'acquedotto della Giara di Rezzo e più tardi anche l'acquedotto del Roya. Quest'ultimo in particolare fornisce una soluzione ai continui problemi di carenza idrica che affliggono l'estremo ponente ligure, con un percorso che tuttora è interrato sotto la superficie marina.

La situazione delle Frazioni è più varia, in quanto essendo stati fino al 1923 Comuni autonomi hanno provveduto a rifornirsi di acqua potabile tramite propri acquedotti (come ad esempio il già citato acquedotto Gentile, con usi principalmente irrigui e che raggiungeva i paesi della bassa valle Prino, sopra Porto Maurizio) oppure con l'affitto di pozzi.

Non è possibile in questa sede ripercorrere tutte le vicende delle singole Frazioni per l'eccessivo spazio che tale operazione comporterebbe, in ciascuna pagina si accennerà al necessario per comprendere, a grandi linee, la situazione idrica locale.

Concludiamo questa parte introduttiva con una osservazione personale. Negli ultimi decenni la fornitura di acqua in ogni casa è da considerarsi di fatto come un dato acquisito, almeno per quanto riguarda i paesi “evoluti”.

D'altra parte l'impetuoso sviluppo tecnologico ha reso sempre più pressanti le cosiddette questioni ambientali, relative all'inquinamento causato dalle più varie attività dell'uomo.

L'acqua gioca un ruolo importantissimo e in futuro si può prevedere che il suo valore aumenterà. Le bottiglie di plastica a cui ci si affida sempre più per l'acquisto dell'acqua potabile pongono però serissimi problemi di smaltimento e inquinamento.

Ecco che in questi ultimi anni si vanno diffondendo sempre più le varie fontane pubbliche che distribuiscono l'acqua dell'acquedotto “purificata” da residui di cloro gratuitamente o a un modico prezzo di pochi centesimi di euro.

Gli effetti positivi di tale scelta , in termini di sostenibilità ambientale, sono assodati. Se questa rappresentazione costituisca, in pieno XXI secolo, un ritorno al prelievo dell'acqua dalla fontana è quantomeno dubbio, almeno per il momento.

Più certo è che la storia delle fontanelle pubbliche non è ancora finita, mentre si aspetta una nuova valorizzazione dei lavatoi pubblici volta a riconsiderarli come pezzi di storia cittadina.

 

ELENCO FONTANE ONEGLIA

(previste all'apertura dell'acquedotto di Lucinasco, 1897-98)

● Piazza Vittorio Emanuele

● Piazza Maria Teresa

● Piazza San Francesco

● Piazza Doria

● Mercato Coperto

● Piazza U. Calvi

● Piazza XX settembre

● angolo Alfieri/Regina Margherita

● Stazione Ferroviaria

● Piazza del Teatro

● Case economiche

● Asilo infantile

● Salita Gallita

● Via Diano Calderina

● Dazio- viaGenova

● Ospedale, via san Sebastiano

● Cascine

ELENCO FONTANE P. MAURIZIO

(Misure per scarichi eseguite da impresa Marsaglia)

● Piazza Vittorio Emanuele

● Corso XX settembre

● Via S. Leonardo

● Via Mazzini

● Via Carlo Alberto

● Borgo Prino

● Paese vecchio (corso Strafforello)

● Capitaneria di Porto

● rimpetto Palazzo Prefettura